LA MOSCHETA
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FITA
Regia: Daniele Marchesini

Personaggi - Interpreti

Ciccillo - Alberto Lissandrini/Nicola Marconi
Michele - Andrea Bordoni
Violinista - Dino Casagrande
Attore - Mattia Meneghini
Don Felice - Daniele Marchesini

Musiche Originali - Giannantonio Mutto
Tecnici luci e musiche - Massimo Gianese
Scenografie - Dino Casagrande
Costumi - La Moscheta

LA VERA STORIA DEL
MEDICO DEI PAZZI

Commedia in due atti di E. Scarpetta

Regia di Daniele Marchesini

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Don Felice Sciosciammocca, sciocco e danaroso provinciale, giunge a Napoli con la moglie al seguito per incontrare lo scapestrato nipote Ciccillo che egli ha mantenuto agli studi e che ora gli fa credere di essersi laureato in psichiatria e di dirigere una clinica di malati di mente. Nulla di vero, ovviamente, ma per convincere lo zio e continuare a spillargli denaro, il giovanotto pensa di spacciare per casa di salute la pensione in cui egli vive allegramente con un amico. Innescato così il filo narrativo conduttore, liberamente ispirato come molto teatro napoletano d'allora a una trama proveniente d'oltralpe, se ne ricava un fuoco di fila di comicità, facendo leva sulle situazioni in cui viene a trovarsi il candido Sciosciammocca che scambia per matti più o meno pericolosi gli ignari ospiti della pensione, i quali costituiscono un'esilarante galleria di tic e caratteri umani. Scritta, e reinventata da Mimmo Venditti, Il medico dei pazzi è una commedia che mette in scena in modo gioioso il rapporto tra normalitÓ e follia.
"Capolavoro del teatro napoletano, reso celebre anche dal film interpretato negli anni Cinquanta da Totò, la commedia ha al proprio centro la maschera popolare di Sciosciammocca, inventata da Scarpetta"

Note di regia "La vera storia del medico dei pazzi" è una trasposizione teatrale dell'ultimo grande successo scritto nel 1908 da E. Scarpetta, "Il medico dei pazzi". Cento anni sono passati dalla prima edizione di questa spensierata commedia degli equivoci in cui non c'è nessun personaggio che gioca il ruolo effettivo di "pazzo", come insinua il titolo, ma che ingegnosamente assegna a questa categoria l'intera squadra di bizzarri protagonisti, impegnati in esilaranti siparietti. Si presentano cosè cinque attori sottoposti a continui cambi d'abito, impegnati a sostenere tutti i ruoli, anche quelli femminili.
Il copione originale è stato alleggerito: eliminati vari personaggi, diverse lungaggini e forzature, ma ne viene conservata la sostanza, il congegno comico. Dopotutto è la necessitÓ del Teatro comico riadattare un testo per renderlo fruibile al gusto del pubblico del tempo in cui la rappresentazione viene svolta. Lo stesso Scarpetta si ispirò ad una pochade del Vaudeville francese, che a sua volta sembra derivi da una novella del teatro greco.
E' la storia che si evolve, che ci obbliga a guardare le cose da posizioni diverse. In questa commistione tra pazzia e normalità, un classico della commedia napoletana, è offerta la possibilità di ridere di noi stessi, talvolta "sani" portatori di stranezze nella quotidianità.
Elogio alla follia, quindi, quale valido antidoto alla vita di tutti i giorni, spesso suggestionata dall'annoso dubbio amletico: "Ma il pazzo chi Ŕ?" Sarà il giovane medico "favoliere" a vestire i panni del burattinaio, panni che vengono indossati a mo' di difesa d'ufficio dall'imputato, giovane di provincia caduto nella tentacolare Napoli di cartapesta. SarÓ lui a tirare i fili di tante figurine che evocano, coi loro modi, antiche e mai dimenticate immagini di una etÓ ingenua e felice.
Una favola raccontata da un palcoscenico e vissuta in presa diretta dallo spettatore.

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